Marcello Schiavi - Matteo Amadasi
Sollima Bartók

Viola Duets


Viola Duets
Marcello Schiavi - Matteo Amadasi
Sollima Bartók

Viola Duets



L'album

DUE VOLTE VIOLA
Della nobile e antica famiglia degli strumenti ad arco la viola ha il privilegio della desinenza al femminile; un caso forse, ma felicissimo: la sua voce rivela l’aspetto più misterioso e arcano del femminino, quello legato ai cicli della Natura e all’astro lunare, che celebra e consacra le ombre della notte attraversandole con la sua luce opalescente. La viola si contraddistingue per naturale sprezzatura, disdegnante il virtuosismo tecnico ed espressivo della sua versione più piccola, il violino, accordata una quinta sopra, o il suono evidente e virile del violoncello che
la doppia nell’ottava bassa.
Nella poco appariscente medietà del suo registro suggerisce spesso la trama profonda della composizione musicale che interpreta; la viola agisce nell’intima soddisfazione di riconoscersi in un ruolo in parte celato ma fondamentale. Tale segreta qualità può essere apprezzata solo da chiveramente sa.
Imprigionata da sempre dai parenti maschi, il violino e il violoncello, nella recondita terra di mezzo della partitura, ha seguito nel secolo scorso un percorso di emancipazione analogo a quello delle donne. Ha spezzato le catene di una nobile subalternità, diventando in prima persona protagonista di straordinarie pagine musicali. Grandi compositori come Bartok, Britten e Walton (tra gli altri) hanno fatto amare e apprezzare la sua voce originale, di scuro e velato fascino, offrendo allo stesso tempo ai suoi interpreti la consapevolezza delle proprie potenzialità espressive. Consapevolezza che ha rivoluzionato non solo il ruolo ma anche la
psicologia dei violisti, determinandoli a una padronanza tecnica che prima non tutti sentivano obbligatoria. Non più ex violinisti che per svariate ragioni si accontentavano di uno strumento meno blasonato, ma veri e agguerriti musicisti che la celebrano
con passione e devozione; per loro negli ultimi decenni si è formata una didattica specifica più adeguata ed efficace. Il duetto da sempre ha un’importante funzione nella pratica e nello studio di uno strumento. Maestro e allievo suonano assieme: la competenza del primo è trasmessa quasi per osmosi al secondo. È un mezzo di grande efficacia, sia per apprendere la tecnica, sia per esercitarsi alla corretta identificazione dell’eloquio e dell’espressione. La viola di tale fondamentale forma didattico-musicale è ancora piuttosto sfornita e il presente CD, ha anche il pregio di iniziare un percorso che è
volto a colmare la lacuna con brani nuovi e interessanti.
I 44 duetti del compositore ungherese Bela Bartok, scritti nel 1931 come materiale didattico per il metodo per lo studio del violino di Erich Doflein,smateriono un vero scrigno di meraviglie. Né l’intento pedagogico, né la relativa facilità esecutiva ostacola (semmai avviene il contrario) l’immaginazione del musicista, che in queste brevi gemme sonore galoppa inesauribile e ricchissima. Straordinari movimenti emotivi agitano le brevi composizioni: passano dall’allegria quasi selvaggia delle danze contadine, alle cupezze liriche non lontane dall’espressionismo. Una percezione arcana di sospensione del tempo agisce su questi perfetti meccanismi musicali rendendoli preziosi quanto ineffabili; la sensazione di originalità e meraviglia non smette di stupirci: l’invenzione sonora nel trattamento di ritmo, melodia e polifonia è sempre capace di deviare dall’ovvio; nello scorrimento della musica non avviene mai ciò che ci si aspetta, ma senza alcun artificio, con autenticità e naturalezza. Bartok stimola senza tregua la curiosità e la meraviglia dell’ascoltatore e dell’esecutore. Convenzionalità e intellettualismo sono banditi da questo luogo sonoro originale e sorprendente. Nel presente CD possiamo ascoltare 36 dei 44 duetti per violino che Peter, figlio del compositore magiaro, trascrive per le viole. L’operazione non sottrae minimamente fascino e intensità, anzi, la vocalità bruna del nuovo strumento rende la sonorità ancor più arcana e misteriosa. Lo spostamento del testo musicale verso un registro più basso, aumenta la percezione di un’origine di cui sentiamo la potenza enigmatica; il folclore che alimenta l’invenzione bartokiana è un pozzo di storie d’inesauribile energia linguistica, ma è allo stesso tempo la fionda che ci catapulta nel futuro; eppure l’evocazione di una remota origine la percepiamo tanto nebbiosa e incerta quanto quella di un inspiegabile futuro. Passato e futuro si specchiano e sbiadiscono insieme nella fiaba. Nella Huting Sonata per due viole, Giovanni Sollima – compositore felicemente contemporaneo – si fa interprete di quel Presente Assoluto in cui abitiamo non senza fatica e spaesamento. Il passato s’insinua nelle pieghe di una quotidianità confusa e disarticolata e il futuro è umiliato a dimensione convenzionale e ideologica, senza diventare progetto sensato, condiviso da ragione e sentimento. Per il compositore palermitano questa realtà precaria non è un limite, ma piuttosto il potente catalizzatore per mettere assieme suoni e musiche di provenienze diverse; sembra che sia proprio l’eterogeneità delle fonti musicali ad accendere la sua inestinguibile immaginazione. Il primo movimento della Sonata (Adagio-Allegro) è un ideale ponte che congiunge il magiaro Bartok all’autore palermitano; anche qui il materiale folclorico, che sposta verso Sud l’ispirazione – un canto mediorientale, oppure di una Sicilia arcaica in cui risuonano memorie arabo-mussulmane – è potente e ci riporta all’Origine, a un passato che la nostalgia retrocede all’infinito. L’incastro tra la suadente e voluttuosa melodia e le estrose figure d’accompagnamento, mobili e dagli umori mutevoli, è vertiginoso eipnotico. Il secondo movimento, che titola Siciliana è attraversato da un incantamento che commuove per il suo melos delicato e straniante. La relazione che il musicista instaura con il passato, a differenza del primo movimento, ha un’origine certa: Sollima si appropria, trasfigurandoli, di modelli strumentali tardo seicenteschi, che conosce profondamente sia come compositore, sia come (straordinario) violoncellista. Non c’è alcun cedimento alla parodia e men che meno al collage, tutta la musica, che suoni antica o moderna, è inventata dallo stesso Sollima ed è forse per questo che non ci accorgiamo di alcuno strappo tra i due mondi, alcuna arbitrarietà; non sono due i mondi, ma uno solo e vive nell’immaginazione presente del compositore. Il terzo movimento è una Giga; ancora una volta si tratta di una danza sei/ settecentesca. L’impulso ritmico indiavolato accende gli antichi accenti conducendoli al parossismo di una moderna dance music. Di ogni residuo di pudica timidezza che la viola ancora poteva conservare, Sollima se ne sbarazza, chiamandola a interpretare il ruolo di strumento virtuosistico, che rivaleggia senza timore col suo cugino più grande e forse più ingombrante: il violoncello.

mostra tutto riduci
Discografia
Marcello Schiavi
L'artista

MARCELLO SCHIAVI Viola

Collabora con le più importanti realtà orchestrali italiane e estere in qualità di prima viola e viola di fila (La Scala, Fenice di Venezia, Bilbao Symphony Orchestra ecc.). Affianca all’ attività orchestrale un’intensa attività cameristica esibendosi con artisti di fama internazionale quali Enrico Dindo, Massimo Quarta, Danilo Rossi e Luca Ranieri. Suona una viola Ferdinando Garimberti del 1948.

mostra tutto riduci
Matteo Amadasi
L'artista

Matteo Amadasi viola

Dal 2011 viola dell'Orchestra del Teatro Alla Scala di Milano e della Filarmonica della Scala. E' stato membro della Gustav Mahler Jugendorchester e per due anni ha collaborato con la Mahler Chamber Orchestra sotto la guida del maestro Claudio Abbado. Ha effettuato concerti da Camera con solisti quali Giovanni Sollima, Enrico Dindo, Mario Brunello, Andrea Lucchesini, Danilo Rossi.

mostra tutto riduci
Vuoi saperne di più?
Contattaci